Luoghi Individui
Molteplicità

Luoghi Individui
Molteplicità

Luoghi Individui
Molteplicità

Caos, realizzazione e dissoluzione: la spirale

Questo articolo fa parte della rubrica Radiografie di un processo creativo ed è il primo di quattro della serie Caos, realizzazione di soluzione, scaturita dalla collaborazione con il fotografo Zaickz Moz.

Step 1: Colpo d’occhio

Mi trovo catapultata nella città di Ecatepec de Morelos. Senza nessun riferimento se non un nome, prima di ogni altra cosa la mia deformazione professionale da architetto mi porta a guardare il territorio in questione sulla mappa. Due parole: totalmente impattante. Slegata da qualsiasi informazione, l’impressione che ho dell’immagine nello schermo è di un territorio fortemente caratterizzato geometricamente. Blocchi di quartieri con un’elevatissima densità, che scompaiono all’interno di tre principali settori individuati dai tagli delle grandi arterie viarie. Terreni incolti ad est, coltivazioni intensive a nord e un paesaggio fittamente popolato fino alle pendici dell’area naturale della Sierra de Guadalupe ad ovest. Al centro un cerchio perfetto di terra bruna e brulla, che assomiglia ad una stazione aliena.

 

Step 2: Analisi

Mi stacco dalla fisicità della mappa e cerco Ecatepec de Morelos su Internet. Così si chiama questo “sobborgo” di Ciudad de Mexico che è il comune più popoloso e con la maggiore estensione di zona urbanizzata di tutto lo Stato; 15esimo del mondo. La “collina ventosa” era una città stato azteca e fu integrata a Città del Messico una cinquantina di anni fa. Una città paradosso: dedicata al patrono dei viaggiatori da municipio rurale con radici preispaniche, durante la seconda metà del XX secolo fu la zona scelta per l’espansione di Città del Messico in quanto terreno pianeggiante generato dall’essiccamento dei laghi precedentemente ivi esistenti, che la rendono tutt’oggi zona ad alto rischio inondazioni. La costruzione del Gran Canal de Desagüe nel 1900 ne definì la definitiva modernizzazione del paese. Ebbene quello che mi pareva un vuoto dall’inquietante corrispondenza con i famosi cerchi nel grano è “El Caracol” – la lumaca   prima grande opera di ingegneria eseguita per inaugurare l’avvento dell’industrializzazione dell’area. Lo schema urbanistico fu subordinato dagli anni ‘60 all’utilizzo dell’automobile, che vide la definitiva materializzazione della Città Satellite. La sua crescita in questo senso iniziò dagli anni ’30, con la costruzione di grandi fabbriche che sfruttavano la presenza di ferrovie e autostrade fino a diventare negli anni ‘80 un centro industriale e commerciale con 50.000 operai.

zoom out di stesso punto, vista aerea

Conseguentemente gli insediamenti crebbero rapidamente intorno alle fabbriche durante gli anni ‘60 e ‘70, per l’immigrazione dovuta alla grande richiesta di manodopera. Il boom di infrastrutture che ne derivò trasformò radicalmente la struttura spaziale e socio-economica di un territorio in origine attorniato da un sistema di laghi. L’area metropolitana si espanse enormemente ma dagli anni ‘80 Città del Messico vide il suo declino come punto strategico per l’industria nazionale; dunque la crisi del modello industriale e la difficoltà di riadattamento di un intero sistema causarono un’ulteriore frammentazione interna, questa volta economica.

prospettiva verso el Cerro del Tepeyac

Tutto ciò ha portato ad una perdita di carattere dei quartieri popolari prima dedicati al lavoro in fabbrica con conseguente decomposizione socio-spaziale a vantaggio dell’edilizia privata; la disintegrazione della piccola economia locale a vantaggio di poli di consumo commerciali di grandi imprese internazionali. Dunque la natura dei popolari residenziali è stata snaturata e ha creato una intera periferia di case che garantiscono una qualità della vita molto bassa, carente di servizi di base come l’acqua potabile, servizi medici ed educativi. Da ciò derivano la maggior parte delle situazioni di segregazione sociale in ghetti e una conseguente rete di criminalità organizzata. Citando lo stesso Zaickz “Per molte persone che vivono nell’area metropolitana di Città del Messico, c’è l’idea che Ecatepec de Morelos sia un “punto rosso” sulla mappa: un fulcro geografico di violenza. Durante il secondo trimestre del 2019, il livello di insicurezza percepito dagli abitanti del comune di Ecatepec ha raggiunto livelli inimmaginabili: il 97,4% della popolazione di questo comune, circa 1,4 milioni di persone, ha affermato che la loro vita non è sicura.”

Il simbolo dell’automobile come mezzo di distinzione sociale e autonomia, diventa quindi un mezzo per scappare dalla violenza e rifugiarsi nelle grandi infrastrutture del consumismo (centri commerciali, ristoranti). Ciò cambia inevitabilmente la percezione della configurazione dello spazio e cede il passo alla strumentalizzazione delle vie di transito che diventano “vetrine” della cultura capitalista imperante. Il maggior paradosso vede come maggior fonte di reddito per il settore turistico (7,5 milioni di pellegrini all’anno) il nucleo religioso più importante del paese: el Cerro del Tepeyac dove, secondo le cronache religiose, apparve nel 1531 la Vergine di Guadalupe.

zoom in su snodo area industriale vista aerea e prospettiva area industriale verso el Cerro del Tepeyac

Step 4: Confronto con l’autore

PERIFERIA

Oggi tutti – residenti e non residenti a Città del Messico – conoscono la dimensione mostruosa della capitale. Tuttavia, chi può dire dove inizia e dove finisce?

Periferia è un progetto che, attraverso ricerche, interviste e documentazione fotografica, si concentra sull’evidenziazione dell’importanza delle località limitrofe di Città del Messico come pilastri di essa e come centri autonomi, mettendo in luce gli elementi di identità e le espressioni di comunità degli abitanti nelle zone comunemente chiamate periferiche. Lo scopo è mostrare com’è la vita urbana in un caso particolare: il comune di Ecatepec de Morelos.

All’interno del racconto fotografico si osservano temi che spaziano dall’architettura antropologica a quella urbana:

– Dinamiche sociali, culturali ed economiche

– Appropriazione di spazi pubblici e privati

– Espressioni di identità e comunità

– Abitazioni e infrastrutture

– Densità e confini urbani

Il complesso rapporto tra queste città e la metropoli per le proprie caratteristiche fisiche insieme all’impatto culturale, economico e sociale che generano, ci ha spinto a sperimentare attraverso la documentazione fotografica e cinematografica seguendo quattro assi tematici: Appunti aerei, Il quartiere, Tipologie e Storie di vita. Da una scala molto generale attraverso la fotografia aerea si osservano appieno le condizioni e l’assetto urbanistico del sito; se andiamo oltre, il discorso fotografico del quartiere si concentra su luoghi emblematici che, per i suoi abitanti, catturano l’essenza locale. Vagare, soggiornare e osservare gli assetti urbani permette di avere una più chiara comprensione sia del quartiere che della tipologia abitativa, delle facciate su cui leggere la storia della crescita delle famiglie e il tipo di rapporto instaurato con i vicini. Ma per comprendere davvero il senso di comunità di un luogo, la serie Storie di Vita riesce a ritrarre i volti e gli spazi di chi fa quotidianamente centro della “periferia”.

Le caratteristiche peculiari di una comunità danno alle persone che la compongono un senso di identità, di appartenenza. Succede in qualche luogo abitato? Osservando che la storia di Ecatepec de Morelos è stata mantenuta in relazione a Città del Messico, vale la pena chiedersi se i propri tratti identitari siano emersi tra gli abitanti del comune. Come in altre aree della periferia della capitale, è possibile osservare in questo gruppo di colonie nel comune di Ecatepec la capacità degli abitanti di costruire e trasformare uno spazio in una varietà di forme di habitat urbano. Tuttavia, come è stato osservato per diversi anni con lo sviluppo tecnologico, la formazione di comunità non è limitata a gruppi di popolazione che condividono uno spazio fisico e temporale. Va anche considerato che in larga misura le comunità si formano dalle differenze che si mantengono con gli altri. Queste idee indicano la seguente domanda: come è stata costruita la cultura dell’identità in Ecatepec de Morelos?

Per molte persone che vivono nell’area metropolitana di Città del Messico, c’è l’idea che Ecatepec de Morelos sia un “punto rosso” sulla mappa: un fulcro geografico della violenza. È la casa di femminicidi, aspiranti poeti, artisti e ladri messi insieme, diventando una riduzione semplicistica di tutto ciò che non può esistere a Città del Messico.

Ma, come in molti casi in cui c’è una riduzione semplicistica, il quadro non è completo. Statistiche e numeri offuscano aspetti preziosi di una comunità, in particolare il valore artistico e culturale, poiché c’è poca rappresentazione delle espressioni della comunità all’interno della periferia. Per fortuna un’immagine vale più di mille parole, e loro hanno anche dei bravi fotografi: girovagare, stare e osservare nello stesso posto, ci permette di guardare oltre le lettere ei numeri delle intestazioni per cominciare a distinguere i volti, i collegamenti i membri della famiglia e la formazione di un ambiente urbano molto particolare, dove le comunità si formano dalle differenze, e si mantengono attraverso la distanza e il movimento continuo dei loro migranti, che vanno e vengono ogni giorno per verificare che Ecatepec , ancora lì per loro.

Il progetto Periferia cerca di colmare il divario tra le espressioni culturali “da una parte e dall’altra”.

Collaboratori della prima fase del progetto:

Testi e ricerche:
Alan Mosqueda, Ferdanda Escàrcega

Documentazione fotografica:
Zaickz Moz (Francisco Mosqueda)

Zaickz Moz (Francisco Mosqueda) 

Originario dello Stato del Messico, Zaickz Moz, direttore di Zaickz Studio – come tante migliaia di persone in giro per le città – ha trascorso lunghe ore della sua vita in viaggio. Tuttavia, a differenza della maggior parte di esse, Zaickz ha relazionato questo “percorso di vita” con l’arte, utilizzando la strada come lo spazio per esplorare l’altro da sè e perdersi nelle contaminazioni esterne. La carriera di fotografo ha liberato la sua vocazione documentaristica, associandola al soggetto che sempre lo ha affascinato: la città.

Lim* è una rivista culturale multipiattaforma che vuole indagare l’identità dei luoghi usando il limite come traccia di relazioni.

Vi interessa contribuire al progetto?
Scriveteci! info@lim-issue.com

Privacy
2020 © Lim*