Luoghi Individui
Molteplicità

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Il parco

Amalia Caramaschi

Abbondanza di spazio e varietà, di spazi, ritrovo nella mia infanzia: i cortili, i prati, la campagna, le case dei compagni di gioco, le soffitte, i granai.
L’espandersi di noi bambini era continuo, un fiume in piena che riusciva a raggiungere ogni angolo, ogni portichetto, ogni fienile.
E forse perché ci sentivamo senza possibilità di contenimento, eccoci cozzare continuamente contro la recinzione del Parco Angeli.
La vecchia rete metallica, rosicchiata dalla ruggine e ricoperta di edera e luppolo, celava la vista dell’interno. Ma noi trovavamo qualche pertugio tra l’intrico dei rampicanti e i cespugli di biancospino per spiare quello spazio incolto, disseminato di arbusti e sterpaglie e ricco di alberi.
Là, contro quella recinzione schiacciavamo le nostre mani e il naso, a penetrare l’ombra quasi compatta degli alti pini e le grandi latifoglie secolari e a completare la vista di quel che restava nascosto tra la vegetazione.
Là si formavano le nostre domande, che crescevano, insieme ai racconti di chi aveva visto un po’ di più, immaginato un po’ di più, o raccolto notizie da questo o da quello.
Cos’era quella solitaria torretta di mattoni? e cosa quei rumori e i fruscii e gli echi e i pochi squarci di luce e le ombre più spesse, che il parco talvolta rivelava e la nostra immaginazione concretizzava in prigionieri nascosti, cani feroci, uomini con il fucile, fantasmi usciti dalla cinquecentesca villa disabitata?
Là cresceva la curiosità per il mistero e la voglia e la paura di esplorazione e conquista del territorio proibito.
Così, se qualche bambino riusciva a entrare, attraverso una smagliatura della rete, per uscirne quasi subito con le gambe arrossate dalle ortiche, gli si facevamo intorno a interrogarlo.
Ed eravamo pronti a qualunque resoconto potesse alimentare l’eccitazione per il pericolo corso e avevamo un eroe, di cui narrare la violazione del limite e l’esperienza, seppur fugace, dell’oltre.
Da molti anni ormai, con qualche migliaio di euro, si può superare ogni divieto all’accesso al parco, tirato a lucido e disseminato di lampioni a led, e alla villa, ristrutturata e pronta all’uso, per matrimoni sontuosi, congressi, eventi di circostanza.
Resta la magìa, affidata questa volta alle belle sale dagli eleganti stucchi e i preziosi soffitti e alla maestosità degli alberi, pur nel loro essere corona a un banale prato inglese.

Lim* è una rivista culturale multipiattaforma che vuole indagare l’identità dei luoghi usando il limite come traccia di relazioni.

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