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Le Colonne

– Scusi! Mi scusi! Sì lei, mi scusi, saprebbe indicarmi dove sono le Colonne d’Ercole?

Estefan fu oltremodo sorpreso dalla bizzarra domanda del giovane. Aveva forse capito male? O il giovine lo stava prendendo in giro? Non era possibile che non le avesse viste.

– Sta cercando le Colonne d’Ercole?! Ho capito bene? – Sì, sì, le Colonne d’Ercole. Sa mica dove si trovano?

 

No, non era possibile che glielo stesse chiedendo veramente. Se ne stavano lì alle sue spalle, immobili e possenti, gigantesche e severe. Estefan fu sicuro che fosse uno scherzo.

–  Lei ragazzo è proprio un burlone – disse Estefan con un certo sussiego.

–  Un burlone? E perché mai? Mi hanno detto che si trovano a Calpe, non siamo forse a Calpe qui?

–  Sì, certo che siamo a Calpe e dove se no?!

–  E allora non dovrebbero essere qui queste famose colonne?


Estefan iniziava a indispettirsi. Il gioco è bello fin che è corto, pensò. Questo forestiero così spavaldo l’aveva bello che divertito.


–  Per Giove ragazzo! Sono lì!- fece cadere i pesci che aveva in mano e mosse energicamente le braccia indicando alle spalle del ragazzo, in direzione delle grandi colonne.

–  Ma certo, eccole!- esclamò lui voltandosi- Mi scusi, ma non le avevo proprio viste…-

–  Non le aveva proprio viste?! Ragazzo sarebbe meglio che lei si facesse controllare gli occhi allora. E già che c’è si dovrebbe far insegnare un po’ di rispetto, non crede?! Come se lei avesse così tanto di meglio da fare da poterle ignorarle con tanta leggerezza.

Estefan era sbalordito. Per lui, nato e cresciuto a Calpe, le colonne erano una propaggine della propria essenza. La loro imponente ombra lo accompagnava lungo tutta la sua esistenza, da quando usciva in mare in barca fino a quando si ritirava a dormire la sera. Lo seguivano ovunque, e ovunque gli ricordavano dell’ignoto- con reverenza e terrore.

–  E poi perché mai le starà cercando, le colonne, eh?!- chiese al ragazzo raccogliendo i pesci da terra.

–  Perché ci voglio salire!

–  Lei cosa?!- Estefan era esterrefatto.

– Sì voglio salire fino in cima!- rispose il ragazzo non riuscendo a trattenere un sorriso eccitato- Sono sicuro che da lassù, almeno un pochino, si riesca a vedere che cosa c’è al di là!

Estefan non riuscì a trattenersi oltre:

–  Ma che cosa sta dicendo per Giove! Ma si rende conto? Si rende conto che lei, che senza il mio aiuto non sarebbe neanche riuscito a trovarle queste Colonne d’Ercole, lei ora pensa di poterle scalare e addirittura VEDERE AL DI LÀ!


Lei forse non ha capito: le colonne sono il limite ultimo e invalicabile. Segnano i confini della Terra, mi sono spiegato?!

–  Conosciuta- rispose il ragazzo, mentre Estefan riprendeva fiato.

–  Conosciuta,cosa?

–  Le colonne segnano i confini della Terra CONOSCIUTA, c’è una bella differenza non crede?

Estefan tacque. Si era incantato. Guardava fisso le colonne alle spalle del ragazzo, che si allontanò verso la montagna prima che Estefan potesse aggiungere qualcosa.


– Conosciuta…- ripeteva.

Cosa conosceva lui? Le colonne certamente, quelle le conosceva benissimo. Erano state presenti ad ogni compleanno e matrimonio, quando beveva birra sul porto e quando pescava all’alba. I suoi genitori gli avevano parlato delle colonne, i loro genitori glielo avevano racconto a loro volta, e così via per molto tempo addietro. Le colonne sono il limite ultimo e invalicabile, sentiva ancora ripetere nella sua testa alle volte. 


Le aveva guardate pressoché da ogni angolazione possibile, dalla terra e dal mare, di giorno e di notte, eppure scalarle non lo aveva mai incuriosito. A che pro compiere un gesto tanto avventato? Le colonne sono il limite ultimo e invalicabile. Cosa ci sarà ancora da conoscere, oltre alle colonne?

Quella notte, giusto un momento prima di sprofondare nel sonno, Estefan sperò che il ragazzo avesse visto qualcosa al di là del limite invalicabile.

Lim* è una rivista culturale multipiattaforma che vuole indagare l’identità dei luoghi usando il limite come traccia di relazioni.

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